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Giobbe



Giobbe - Salvatore Mannuzzu, Edizioni Della Torre (2007)

Lectio magistralis tenuta il 25 ottobre 2004 in occasione del conferimento della laurea honoris causa in Lettere e filosofia da parte dell´Università di Sassari.

Autore/es Salvatore Mannuzzu
Editore Edizioni Della Torre
Editzione Cagliari, Trìulas 2007
Pàginas 96
Collana La letteratura in italiano
Genia Sagìstica
Suportu Pabìru 
Prèsu € 9,00
Limba de publicatzione Italianu

  Àteros piessignos

S'òpera

Quando gli fu conferita, nella sua Sassari, la laurea ad honorem in Lettere, Salvatore Mannuzzu scelse per il suo discorso un tema che pochi si aspettavano: parlò di Giobbe. Non di tecniche narrative, del modo di costruire i personaggi o di scrivere i dialoghi, ma di un personaggio della Bibbia, cioè di quella tradizione che rappresenta, accanto alle letterature greca e latina, il terzo pilastro, e di gran lunga il meno considerato (almeno nei programmi scolastici), della letteratura moderna. A tre anni di distanza, Salvatore Mannuzzu ha pubblicato quel discorso, intitolato "Giobbe, il dolore e il desiderio", insieme con l´intervento con cui concluse il convegno che per l´occasione gli fu dedicato dall´Ateneo turritano, a due vecchie poesie (che documentano la profondità degli influssi montaliani ed eliotiani sul nostro), ad altrettante interviste concesse a Costantino Cossu e Maria Paola Masala, e infine a una terza poesia, "Come non detto", nata negli anni Quaranta e completata di recente, tremenda gemma scarna e cantabile che sembra mettere la parola fine all´avventura di scrivere («... È passata la festa/ Si smonta ogni storia / Tutto ciò che resta / E una vuota memoria / Uno spento sentire / Non c´è nulla da dire») e ci auguriamo vivamente di vedere smentita quanto prima da nuovi versi, racconti, romanzi. Il libro, che lo scrittore considera "un testamento", si intitola semplicemente Giobbe. Al centro c´è dunque l´uomo che, colpito dalla mano di Dio, «ignora la colpa per cui lo si punisce»; l´innocente schiantato dal dolore, da una sofferenza che sembra non aver senso. Ricco, si ritrova povero; padre di molti figli, gli muoiono tutti; sano, viene colpito da una piaga che lo riduce a grattarsi senza requie con un coccio. Ora: si puo continuare ad amare Dio malgrado tante disgrazie? E quindi: «Esiste negli uomini l´amore gratuito, fuori dalle aspettative di una - contropartita?» Giobbe protesta contro Dio. E Dio gli risponde, spiegandogli che la giustizia divina non è quella degli uomini ed è imperscrutabile. Giobbe, allora, finalmente cede: accetta il Vivente pur senza comprenderne le vie. Accetta le sue sofferenze per amore: «Mi ripudio / e mi consolo/sulla, polvere e sulla cenere». È un campione del dolore, ma ancor più del desiderio: che è, propriamente, nostalgia di un altrove, di ciò che è stato prima della vita e che sarà dopo. Per questo Mannuzzu sceglie Giobbe: «Rimanere all´altezza irraggiungibile del desiderio - del desiderio inappagato, mai pacificato - (è) la vocazione più vera della vita, e insieme della letteratura». In questo senso, sulla scorta degli esempi di Arthur Rimbaud e Franz Kafka, la letteratura è destinata a essere sempre un amore non corrisposto. Nell´intervento conclusivo del convegno, qui riproposto col titolo ´Aliud pro alio´, Salvatore Mannuzzu apre le porte della sua officina di scrittore rivelando, per esempio, che la Sardegna in cui ambienta le sue storie «è solo una metafora», focalizzando i rapporti fra il suo vecchio mestiere di giudice e quello attuale, soffermandosi sulla centralità del personaggio-narratore, dalla cui confessione (che è, al tempo stesso, una bugia) nasce il romanzo. e infine spiegando come la scintilla dell´ispirazione scocchi o dall´elaborazíone di un lutto o da un rapporto con un altro o dal peccato (nel senso di quando, con Karl Barth, viene da dire «Che peccato»: «Quando una cosa si sciupa, si rompe, non si realizza») o dal sentimento del tempo (anche in senso meteorologico), con la consapevolezza che il medesimo (e pazienza per Proust) non si ritrova mai. Alla fine un´altra, folgorante, definizione della letteratura come necessità e autenticità: «Si scrive solo se si trova dentro di sé questa necessità, questa propria verità oscura e fragile: se ogni riga, ogni tratto che esce dalla nostra penna, ci appartiene».
Marco Del Noce su L´Unione Sarda.

 
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