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Se la Grande Madre vuole

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Se la Grande Madre vuole - Marco Piras-Keller, Condaghes (2019)

Un romanzo per «ritrovare le immagini resistenti dentro alla confusione dei tempi».


Autore/i Marco Piras-Keller
Editore Condaghes
Edizione Cagliari, Ottobre 2019
Pagine 264
Collana Narrativa Tascabile / I supertascabili
Genere Narrativa
Supporto Cartaceo 
Prezzo € 15,00
Prefazione Marcello Fois
Lingua di pubblicazione Italiano

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L'opera

Cinque generazioni, in un villaggio agricolo pastorale e minerario di 300 anime nel Sudovest della Sardegna, scorrono veloci tra inizio e fine ´900.
Il protagonista sembra essere Tanièi, un bambino risoluto, nella sua coerente concezione di giustizia, a vendicare ogni torto subito, costi quel che costi, a difesa della sua individualità, in lotta con il mondo. Ma come protagonista, per quanto la sua figura giganteggi e lasci delle sue gesta un forte ricordo quasi epico, muore troppo presto, a giudizio dei compaesani.
Sarà poi Erminia a provare a farsi protagonista, imbattendosi nella scoperta di quel suo padre bambino a lei sconosciuto e dello speciale e insolito amore tra Tanièi e Rosètta, un Romeo e Giulietta da villaggio. Anche Erminia poco può come protagonista. Più che muovere lei gli eventi, saranno gli eventi a rovinarle addosso: i suoi problemi coniugali e un passato inimmaginabile della sua famiglia che la colpisce come un fulmine.

«C´era e non c´era…» così cominciano le favole degli zingari. Che è un modo per dire: bada che ti racconto qualche cosa che è vera ma che è un´invenzione. Arrìu è un villaggio immaginario ma è anche quello in cui l´Autore ha vissuto fino ai sei anni. Tanièi è un´invenzione ma c´è anche molto di reale, forse nell´Autore stesso, in suo padre, nei tanti anonimi bambini speciali. Tutti i personaggi sono frutto di invenzione ma sono anche ritratti dal vero, abbozzati in lunghi anni di vita, di studi e di frequentazione dell´ambiente, della lingua, dell´umore degli arriési veri. Vero è il fulmine che ammazza, vere sono Iàia Gràcia, Severina e tzia Ninfa, vero è il traumatico taglio dei capelli di Tanièi, veri i suoi mutismi di ritorsione e tanti altri elementi del racconto. Vera la lingua, a tratti inventata, infiltrata di elementi frutto di consonanze fonetiche e semantiche di italiano, latino e sardo. Vaga la presenza della Grande Madre, aleggiante e intravista in formule, gesti e comportamenti, come brani sopravvissuti di una vecchia etica e religiosità.
Il racconto rasenta una sorta di epicità modulata nei commenti dei compaesani, nel continuo riferimento a una realtà di primordiali presenze affioranti, nelle modalità narrative letterarie, e in un contrappunto quasi orale, nel confronto tra l´ambiente antico dell´inizio e quello moderno della fine del secolo XX.

 

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