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Flavia´s end



Flavia´s end - Claudia Aloisi, Condaghes (2019)

UN PORTO SOSPESO, COME LA VITA DI FLAVIA... AI CONFINI DELLA TERRA, ALLA FINE DEL MARE.

Autore/i Claudia Aloisi
Editore Condaghes
Edizione Cagliari, Giugno 2019
Pagine 336
Collana I supertascabili, n° 1
Genere Narrativa
Supporto Cartaceo 
Prezzo € 17,00
Postfazione Eleonora Carta
Lingua di pubblicazione Italiano

  Maggiori informazioni

L'opera

La fotografa belga Estelle Moreau arriva nel Sulcis-Iglesiente decisa a realizzare un servizio sulle miniere per una rivista internazionale.
Nel piccolo paese di Nebida, ospite nel B&B dell´enigmatica Maria, inizia a esplorare un territorio che si rivelerà molto più coinvolgente di quanto avrebbe immaginato.
Il viaggio comincia alla galleria di Porto Flavia, l´affascinante porto sospeso su un mare cobalto.
Questo luogo ha qualcosa di arcano, che la inquieta e attira inesorabilmente. È come se avesse una storia da raccontare. Anzi, da raccontare a lei.
Le vicende di Flavia, la ragazza da cui il porto prende il nome, sono note a tutti, ma alcune foto che Estelle scatta sembrano restituire una diversa verità. Sul display della sua reflex non cunicoli e vagoni ormai senza vita, ma inspiegabili immagini di un secolo prima. In preda a nitide visioni, la fotografa indagherà aiutata da Maria e da Marco, un iper-razionale ingegnere, implicati nel mistero più di quanto siano disposti ad ammettere.


Si direbbe un luogo surreale, un porto senza moli e banchine, che dal ventre delle rocce fra le più antiche d´Europa si spalanca sulle profondità del mare.
Ma Porto Flavia è un´opera ingegneristica unica al mondo, nata dalla geniale intuizione di Cesare Vecelli, chiamato dal Veneto negli anni Venti del 1900 per trovare una risposta alle difficili condizioni di vita dei minatori del Sulcis-Iglesiente. Diventato direttore della società mineraria Vieille Montagne, l´ingegner Vecelli osservava ogni giorno il mare dalla sua casa panoramica di Nebida. Un mare pericoloso per i marinai e le bilancelle, i piccoli velieri che trasportavano i carichi di piombo e zinco dalla terraferma alle navi ancorate al largo. Ma a Vecelli non sfuggì un dettaglio importante: c´era un tratto di costa sempre riparato dall´alto faraglione del Pan di Zucchero. Così, tra il 1923 e il 1924, fece scavare due gallerie nel cuore della falesia di Masua, una per il carico dei minerali estratti in zona e l´altra per scaricarli direttamente nella stiva delle navi. Un progetto coraggioso, avveniristico, che costò fatica e impegno, tanto caro al suo ideatore che decise di dargli il nome della sua amata figlia, Flavia.

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