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Lo sguardo inquieto dei grandi caricaturisti

News | Sun, 18 January 2004
Tra gli appassionati di illustrazione correva voce da qualche tempo che Gavino Sanna, caricaturista provetto oltre che noto pubblicitario, stesse preparando un libro sulla caricatura; quasi a seguire le orme di un altro disegnatore sardo fattosi storico della propria arte, il cagliaritano Enrico Gianeri (Gec), autore a suo tempo, tra gli Anni Quaranta e i Settanta, di svariati testi sull´argomento. Il volume di Sanna arriva in questi giorni in libreria, steso a quattro mani con lo scrittore Aldo Tanchis e pubblicato da Delfino.
«Lo sguardo inquieto. Grandi caricaturisti del Novecento» è un libro che non rischia di passare inosservato sugli scaffali, per diverse ragioni: la lussuosa veste editoriale (cui corrisponde, ahimé, un prezzo proporzionatamente elevato, 96 euro), la grafica della copertina (bianco assoluto con una piccola curva rossa - leggibile alternativamente come un sorriso o come una palpebra chiusa - inquadrata tra i nomi degli autori a caratteri di scatola), e, last but not least, il taglio inconsueto con cui affronta il suo tema.
«Lo sguardo inquieto» non è infatti, malgrado le apparenze, una storia della caricatura, ma un viaggio avvincente e altamente idiosincratico attraverso le immagini delle figure-mito del Novecento, da Hitler a Ronald Reagan, da Greta Garbo a Madonna, da James Dean a Andy Warhol.
Privo di didascalie che aiutino a identificare i modelli (che senso avrebbe, visto che sono tutti o quasi tutti celeberrimi e riconoscibili?), indifferente alle date di nascita degli autori trattati e perfino sprovvisto di indice e numeri di pagina, non è un racconto che, secondo uno schema storiografico collaudato, ripercorra dalle origini le vicende di questa forma espressiva, fermando ogni tanto l´obiettivo su singole personalità. Affidati all´introduzione i cenni storici e l´inquadramento generale del tema, il grosso del volume si presenta come una collezione di testi monografici dedicati a disegnatori di spicco e accompagnati da una golosa selezione di immagini.
Insomma, l´obiettivo principale non è tanto informare o istruire, quanto sedurre con una parata di illustrazioni di forza ipnotica, trionfanti nello splendore del colore e nel grande formato della pagina.
Sanna e Tanchis dichiarano le proprie intenzioni fin dalle righe di apertura: «Una caricatura è sempre faziosa - scrivono -. Distorce i lineamenti per giudicare e, molto spesso, condannare. In questa galleria della caricatura del Novecento siamo stati altrettanto faziosi».
Al di là del gusto soggettivo degli autori, la logica delle inclusioni e delle esclusioni dipende dalla decisione di privilegiare un tipo particolare di caricatura, il «ritratto caricaturato», una rappresentazione che si concentra sul volto, tralasciando o riducendo al minimo gli elementi d´ambientazione e sopprimendo generalmente il contesto narrativo.
All´interno di questo «genere», potremmo distinguere due filoni: uno che punta sulla sintesi, che distilla dalla fisionomia del modello i contorni distintivi e li condensa in pochi segni di efficacia fulminea, elementari ma proprio per questo tanto più impietosi e capaci di imprimersi indelebilmente nella memoria; e un altro che gioca sull´eccesso, esaspera i tratti, li gonfia, li tende, li torce, estremizzando baroccamente rughe e difetti fino al parossismo.
Nella prima categoria rientrano maestri dell´illustrazione Déco come Paolo Garretto e Miguel Covarrubias, i cui disegni (specialmente quelli di Garretto) sono raffinati incastri di forme geometriche appena rinforzati da discrete ombraggiature; l´immagine è risolta sul piano, con soluzioni per lo più squisitamente grafiche. Della seconda categoria sono esponenti rappresentativi autori come John Kascht, Jean Mulatier, Sebastian Krüger o Achille Superbi: virtuosi del disegno dettagliato e della resa illusionistica del volume, che riescono a conferire evidenza quasi scultorea alle proprie creature, e, nel caso del duo inglese Fluck & Law, arrivano a sconfinare nella scultura propriamente detta, con la realizzazione di set e personaggi tridimensionali che vengono poi fotografati.
Il primo tipo di caricatura tende all´astrazione, è erede di quella tradizione di disegno umoristico che tra Otto e Novecento fornì non pochi spunti all´avanguardia artistica in fatto di sintesi e semplificazione della forma; il secondo rinforza i canoni realistici della rappresentazione, ma solo per stravolgerli meglio.
Dei due filoni, nelle pagine del libro prevale il secondo, coerentemente con l´interpretazione che viene data della caricatura. Questa è vista come una sorta di scrittura delle passioni, intese, sulla scorta del filosofo Remo Bodei, quali «forme di comunicazione tonalmente ‘accentuata´»; e una segnaletica delle passioni riduce il suo impatto se sottoposta a processi di astrazione troppo accentuati. «Passioni e caricatura - proseguono gli autori - sono due forme di comunicazione caricata´, capaci di fungere da catalizzatori dell´individualità. Ma attenzione, l´individualità che con tanta energia balza fuori dal foglio disegnato non è niente di stabile o di definitivo: neppure la caricatura può (come del resto non lo può il ritratto) aspirare a catturare l´essenza di un io che si è fatto sempre più labile e fluttuante, fratturato e decentrato. Perciò, se è vero che ´il caricaturista ci mostra ciò che pensa e avverte delle passioni che agitano l´Uomo´, è anche vero che, come precisano Sanna e Tanchis, «il suo intento non è quello di svelare, di togliere il velo a un volto, ma è quello di ri-velarlo, ossia di mettergli un nuovo velo, certo più autentico di quello ufficiale, ma ancora necessariamente precario».

Giuliana Altea


 
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