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Viaggio nella storia: il Medioevo sardo dei Giudicati

Rassegna stampa | Sardies.org | Dom, 1 Settembre 2013
Sassari - C´era un tempo in cui la Sardegna faceva gola alle potenze economiche e militari dell´epoca. Altro che terra lontana dallo scacchiere politico europeo. Tanto che il suo destino era deciso addirittura dall´imperatore Federico Barbarossa in persona. Ma a fare il bello ed il cattivo tempo erano le repubbliche marinare dominanti nel Mediterraneo occidentale, Pisa e Genova. Tra le due contendenti i quattro regni giudicali sardi, deboli, a volte anche debolissimi, sul piano militare, ma forti in quanto a capacità di resistenza alle pretese di conquista delle potenze "terramannesos", continentali.

Scontri, accordi, tradimenti e intrighi, tra storia ed invenzione, ritornano così nel nuovo romanzo ambientato negli anni intorno al 1165, tra Torres, Arborea e Genova, da Vindice Lecis, giornalista del gruppo L´Espresso ed apprezzato scrittore. "Il Condaghe segreto" riprende le vicende di "Buiakesos, le guardie del giudice", di cui costituisce il diretto continuum temporale. Ecco allora ancora Gosantine Palas e sua moglie Giorgia, stavolta insieme al figlio Jorgi, il giudice Barisone di Torres, il suo omonimo di Arborea, incoronato re di Sardegna da Federico Barbarossa, e la graziosa figlia Sinispella, Genova, Pisa, ed i monaci di Cabuabbas, il primo monastero cistercense dell´isola, edificato vicino a Sindia, con il ritorno di Gonario di Torres, diventato nel frattempo monaco ed amico di Bernardo di Chiaravalle (Clairveaux). Il condaghe segreto, che da il titolo al romanzo, è il documento che raccoglie i contratti che modificano la proprietà agraria sino a quel momento dei grandi majorales.
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Testo sparito e di cui già nel romanzo si pone in dubbio l´autenticità di fronte allo stesso giudice di Torres. Perché indicherebbe un momento davvero rivoluzionario per la società giudicale, con il superamento della condizione di servo per tanti contadini ed il passaggio a quella di affitturario delle terre date al monastero benedettino? O per cos´altro?

«Ci sono dei punti di riferimento reali e su quelli ho costruito una storia. Quando scrivo mi chiedo sempre: ma come vivevano? Perché l´aderenza alla realtà è importante anche nel racconto. Il mito allontana infatti dalla storia», spiega Vindice Lecis.

E Genova e Pisa? La prima tiene addirittura in ostaggio Barisone di Arborea, che di fatto acquistò il titolo di Rex Sardiniae indebitandosi fino al collo con i ricchi mercanti genovesi; i soldati della seconda sono i protagonisti dell´episodio con cui si apre il romanzo. Nel maggio 1165 una torma di armati pisani sbarcò nei pressi di Torres, dilagò nella Nurra e ne devastò il territorio. Ma a Ottava i razziatori furono intercettati e battuti dai sardi. Un episodio ricordato anche negli Annales Pisani e che fa capire la considerazione che le potenze marinare dell´epoca avevano della Sardegna, pedina fondamentale per il controllo dei traffici commerciali del Mediterraneo.

CondaghePresentazionePortoTorres1Nel romanzo ci sono tre misteri. «Si parte con la battaglia di Ottava. Perché ci fu lo sbarco dei pisani? Stava cambiando la geopolitica, i genovesi erano arrivati a Torres un anno prima ed avevano incendiato il quartiere pisano, che era importantissimo. Pensiamo solo che i pisani avevano il majore de portu». Una sorta di manifestazione di orgoglio del popolo sardo, decisamente ante litteram? Non solo. C´è anche Federico Barbarossa, che decide di dare il regno sardo a Barisone d´Arborea, che si pone quindi l´obiettivo di unificare l´Isola. Il terzo aspetto riguarda il condaghe segreto. «Gonario di Torres aveva donato diversi ettari di terreno nel Marghine e nella Planargia ai monaci cistercensi, che fondano la chiesa ed il monastero di Nostra Signora di Corte a Sindìa. Nel condaghe segreto si dispone di modificare la regola di allora sul servaggio e si introduce la possibilità di dare la terra in affitto. Io lo presento come una delle cose più misteriose dell´organizzazione ecclesiastica. È un´idea letteraria sia chiaro ma molto realistica», ci dice Lecis.

CoverIlcondaghesegretoE ci sono le donne, che ricoprono un ruolo importantissimo, come in "Buiakesos". «Non dimentichiamoci che nella società sarda di allora non erano affatto in una posizione secondaria. Certo, le donne ricche facevano le giudicesse, per conto di mariti o figli: pensiamo ad Eleonora o ad Adelasia. Ma le donne del popolo potevano testimoniare, una cosa straordinaria per l´epoca». Giorgia Caprino ritorna in questo secondo romanzo. «Adesso ha 50 anni, che per l´epoca è un´età avanzata. Capeggia non una rivolta ma una protesta dolorosa. E poi fa un´altra cosa, un viaggio a Genova, da Simone Doria, i cui discendenti avranno tutta la Nurra fino all´arrivo degli Aragonesi». E Sassari? C´è la Pievanìa di San Nicola, oltre alle ville di Bosove (ovvero Santa Maria di Pisa) e di Silki. Si cita anche lo zimino a un certo punto della narrazione.

«Questo è più romanzo del precedente», conclude Vindice Lecis. «Ho immaginato una rivolta di popolo, con un intreccio narrativo, molto rigoroso ma anche intricato. Ho utilizzato fonti sarde ma anche fonti pisane-genovesi. Non ho un modello preciso, ma mi piace la narrazione realistica. Tutto deve essere congruo e verosimile».

Vindice Lecis, Il Condaghe Segreto, Condaghes, 2013, pp. 256, euro 18

 
Maggiori informazioni su  
  Condaghes
Il libro  
Vindice Lecis

Il condaghe segreto


Cagliari, Condaghes
2013, pp. 256, Narrativa
Euro 18,00
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