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Lo Scioglilingua Gigaggioga Gungù, il libro di Pinna per ridere e riflettere

Press review | Il Giornale di Sardegna | Sat, 18 December 2004
Gigaggioga Gungù: sembra una filastrocca ed in effetti un po´ lo è, se non altro per la lingua che si scioglie e insieme alle parole fa sgorgare anche le risate, per il caleidoscopio di situazioni divertenti, nonsense e ironia che animano il romanzo di Salvatore Pinna, edito per la CUEC nella collana Itaca. Durante la presentazione del libro, ieri sera al Cinema Odissea ed in collaborazione con la Società Umanitaria-Cineteca Sarda, l´espressiva voce di Rita Atzeri ha letto alcuni passaggi del libro, peraltro commentato anche dall´insegnante e regista Enrico Pau, dal giornalista del Sole 24 Ore Stefano Salis e dall´editor Paolo Lusci. Hanno così preso vita alcuni personaggi: principi col cervello in ebollizione e nobildonne con il verme solitario, ma anche lo stesso autore che per un attimo sfonda la porta- o è solo una sottile membrana?- che separa fisicamente il lettore dalla storia scritta e gli si rivolge, magari per reclamare il diritto alla privacy dei suoi personaggi o per spiegarci, con fare distinto ma sempre con un lampo di divertita ironia, quali possono essere le regole del raccontare. Così, fra Presidenti con nomi divertenti e Principesse un po´ lesse- la rima e il divertissement linguistico sono contagiosi perché è bello anche non essere sempre seriosi- si snoda una storia che non si sa come va a finire: per questo ci sono i romanzi tradizionali. Questo coraggioso esperimento della CUEC, definito postmoderno nel senso nobile del termine da Paolo Lusci, si configura piuttosto come un esempio di letteratura intelligente: perché ci si può abbandonare al divertimento puro dei giochi di parole, ma nel frattempo si è usata la testa, per districarsi nel pirotecnico gioco di intrecci di un romanzo dentro l´altro, apprezzando la scelta della varietà dei generi piuttosto che l´unità. I personaggi si affollano e spesso passano come meteore: Gigaggioga stessa compare soltanto a metà romanzo, e nel frattempo succede di tutto- e Salvatore Pinna, da vero affabulatore, mischia elementi dickensiani con i nostri elementi tradizionali, luoghi o dialetto che siano, e ancora con situazioni e nomi evocativi. Proprio i nomi hanno per lui grande importanza, caratterizzano scenari, persone e interi mondi: non a caso, come ricorda Pau, è lui l´inventore del mitologico Marlon Brundu, conosciutissimo esempio di quella mescolanza di sardo-italiano con cui Pinna giocava già negli anni Settanta. Si sorride molto, e questo è già notevole, e si apprezza molto la fantasiosa padronanza della lingua, di cui la descrizione di un circolo di scacchi, ma anche stracchi, vestiti di stracci e luogo di spacci è solo uno dei felici esempi.

(Francesca Madrigali)

 
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