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Il mazziniano sardo

Press review | La Nuova Sardegna | Thu, 21 June 2007
Memoria per memoria, sia onore a Sandro Ruju che riporta alla memoria dei sassaresi un uomo senza il quale non sarebbero quello che sono. O almeno non avrebbero la fama che hanno avuto nell´Ottocento. La fama di repubblicani, guadagnata in tempi in cui quella parola faceva tutt´uno con la figura di Mazzini, e voleva dire rigore morale, serietà, onestà, impegno, intransigenza sui valori e sulle azioni. Non tutti i sassaresi erano così, nell´Ottocento, e nel Novecento dovevano aver cambiato tanto di pelle che al referendum monarchia o repubblica scelsero a grande maggioranza - è storia vecchia - di tenersi il re. L´uomo di cui parliamo è Gavino Soro Pirino: Sandro Ruju ne ricostruisce diligentemente la biografia in un volumetto edito dalla Edes. Titolo: ´Un mazziniano sardo´. Ho detto apposta ´diligentemente´ e ´volumetto´ perché Sandro ha voluto esplicitamente dedicare questo libro ai giovani sassaresi, adottando quindi un tipo di scrittura, anzi di racconto, che è un invito a leggere e ricordare. Difficile ricordare la vita di quest´uomo che, nato nel 1830, attraversò tutto il secolo combattendo per suoi ideali (fra i quali la felicità di Sassari non era l´ultimo) e che al termine affrontò con dignità il trasformismo di fine secolo, in cui anche gli allievi più cari sembravano voler battere strade più comode e i giovani scalpitavano per non stare a sentire la lezione dei vecchi.
A voler cercare fra gli episodi che più connotano il suo carattere ne sceglierei tre. Il primo è quando, nel 1870, venne eletto al Parlamento e rifiutò di andarvi per non giurare fedeltà al re: con una certa furbizia (era un avvocato stimatissimo) non ratificò le dimissioni, in modo che non potessero essere indette le elezioni suppletive e magari uscisse dalle urne l´odiato nome di qualche moderato. Il secondo è quando, vicino a morire, Giuseppe Mazzini in persona scrive una commovente lettera ai suoi due figli, Elvira e Ausonio: ´Amate l´Italia - gli dice -, ma amate soprattutto questa povera Sardegna´. Pubblicata in un giornale intitolato ´Due giugno´, nel primo anniversario della morte di Garibaldi, gli costò un´accusa di offesa a ´Sua Maestà il Re e reale famiglia´: Cinquantanove avvocati sassaresi (come dire tutti, amici e avversari) si costituirono in collegio di difesa, e l´avvocato, assolto, fu accompagnato da una folla trionfante alla sua casa in piazzetta del Rosario. Il terzo episodio è quando, nel 1891, si mise d´accordo col capo della fazione antagonista, il monarchico-conservatore Salvatore Manca Leoni, per varare alle comunali una lista che fu detta ´della concordia´. Un esperimento che aveva già tentato, sempre con quell´idea - pressante negli ultimi anni - della conciliazione fra i cittadini impegnati in politica. Gli andò male, perché un gruppo di giovani vivaci e repubblicani, allevati in gran parte nel suo studio legale, gli opposero un´altra lista e stravinsero. Per essere sicuri di poter fare buona propaganda, si fecero anche un giornale, che si chiamò ´La Nuova Sardegna´. Ed eccoci qui.


 
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