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Intervista ad Antonello Pellegrino

Interviste | Mar, 9 Ottobre 2007

Come è nata lŽidea del romanzo?

Il romanzo nasce da una profonda passione per lŽArcheologia; il ricordo più antico che ne ho riguarda lo stupore con cui, da bambino, guardando la TV degli anni Ž60 scoprivo lŽepica Omerica dellŽOdissea (con Bekim Fehmiu, Irene Papas ...). LŽincontro con i Nuragici è avvenuto, stranamente, non tanto attraverso le costruzioni megalitiche quanto con lŽammirata scoperta dei loro manufatti e delle armi di bronzo, in una uggiosa mattinata ginnasiale spesa in visita al Museo di Nuoro. Poi la visita, circa ventŽanni fa, ad un villaggio con fortezza ancora praticamente inesplorato (che poi è diventata la patria di Tholis, il protagonista antico): è stato il punto di svolta, con la decisione di narrarne le possibili vicende. Quindi, circa quindici anni fa, la nascita della trama e dei protagonisti, solo immaginati sino allŽinizio della scrittura nellŽautunno del 2004. Il tutto intessuto con la commistione tra cultura umanistica e tecnologica, e lasciando nella trama tracce di alcune cose amate da me e dalla mia generazione (citazioni, richiami, suggestioni o vere e proprie Easter eggs - sorpresine lasciate dallŽautore nel fluire della trama, riconoscibili se ne è noto il codice).

Con quale volto lei immagina i personaggi principali del libro?

Bella domanda! In realtà il romanzo lŽho scritto descrivendo le situazioni che immaginavo, in qualche modo vedevo, prima ancora di dare corpo al testo. Quindi i personaggi, anche quelli secondari, per me hanno un aspetto ben preciso. Senza voler togliere al lettore il gusto di immaginarli per proprio conto, comunque, diciamo che Tholis, il protagonista nuragico, sta tra Kim Rossi Stuart e Orlando Bloom, mentre i panni di Gianni Mele, lŽarcheologo del prossimo futuro che scopre la tomba inviolata, li vedo bene vestiti da Raul Bova. Certamente una splendida Lucia Marras (lŽarcheologa Sassarese) potrebbe avere il volto di Barbara Bobulova, mentre Giorgia Laconi, la giornalista, è senzŽaltro Elisabetta Canalis! Infine Olai, il secondo protagonista della vicenda antica: con un poŽ di capelli in più, potrebbe essere Luca Zingaretti.

Quanto cŽè di autobiografico nel romanzo?

Molto. Gianni Mele è diventato, nel corso della scrittura, il mio Avatar archeologo (nella vita reale sono un ingegnere che si occupa di tecnologie dellŽinformazione e della comunicazione), e chi mi conosce sostiene che spesso parli proprio come me... mentre lŽaltro protagonista, Tholis, è diventato via via più epico mentre il suo personaggio, il suo carattere prendevano corpo; mi piacerebbe avere un nipote come lui, con una vita certamente meno travagliata! Inoltre, le sensazioni e le immagini legate ai luoghi: ho cercato di descrivere quelle che ho provato io stesso nel visitarli; le antiche leggende sono quelle che ho appreso da mia madre e dagli anziani custodi della memoria, che le tramandavano in modo orale, come facevano i nostri antenati.

Per cosa vorrebbe che fosse ricordato il suo libro?

Mi piacerebbe che fosse ricordato per aver contribuito a ridare vita e spessore ad un antico, fiero popolo. Per averci riavvicinati alla loro umanità, a quella parte di loro che ancora vive in noi. Per aver contribuito a far sentire la nostra gente isolana si, ma un poŽ meno isolata, e meno che mai schiava di un antico e immutabile destino. Per aver stimolato e incuriosito i lettori, soprattutto quelli più giovani, spingendoli ad approfondire le loro conoscenze sui nuragici visitandone i siti e passeggiando per i musei, cercando di immedesimarsi con la loro vita quotidiana. Magari, per aver seminato una piantina che potrebbe fiorire con qualche futuro, grande archeologo... Troppe ambizioni? Chissà.

Bronzo avrà un seguito?

Nella mia mente il seguito ha già preso forma compiuta, si può dire che manchi solo il titolo ... e il tempo per scriverlo! Ci saranno conferme e novità, sia di ambientazione che stilistiche, e nuovi personaggi. Probabilmente non sarà sufficiente per completare il ciclo, e se Babbu Mannu, il Grande Padre, vorrà magari ne verrà fuori una trilogia. Alcuni lettori inoltre mi hanno suggerito, alcuni in modo abbastanza veemente, di spingere perché ne venga fuori un film; altri di sviluppare un progetto didattico per lŽinsegnamento della storia e delle tradizioni antiche della Sardegna nelle scuole. Tutte cose molto intriganti, che però non dipendono solo da me... quello che posso fare io è continuare a divertirmi scrivendo storie, e cercare di incuriosire e divertire i lettori raccontandogliele. In fondo, quello che ogni onesto narratore dovrebbe fare.

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  Antonello Pellegrino
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