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I rapporti tra la lingua sarda e l´italiano

Press review | La Nuova Sardegna | Sat, 18 November 2006
È confluita in un elegante volume della casa editrice Condaghes la grande mole di dati e informazioni che lo studioso Mauro Maxia, coordinatore della ricerca e curatore della pubblicazione, e gli insegnanti dell´´Istituto comprensivo di Perfugas hanno raccolto durante l´anno scolastico 2000-2001. Il libro, intitolato «Lingua, limba, linga», è il risultato di un progetto scolastico e si presenta come la puntuale fotografia di una situazione linguistica in fermento.
Affronta un tema di cui oggi in Sardegna si avverte la forte attualità: quello dei rapporti tra il sardo, le lingue locali e l´italiano. L´indagine della scuola si è concentrata su uno specifico campione: studenti, insegnanti e genitori dei tre plessi di Perfugas, Erula e Laerru la cui gestione ricade proprio sotto la giurisdizione dell´Istituto comprensivo. Ricco di dati, il libro non lo è meno per gli esiti ai quali giunge. Esiti interpretabili, ma difficilmente contestabili perché ottenuti con un metodo d´indagine scientifico. L´analisi del materiale non è stata, comunque, facile, ed è servito quasi un anno di lavoro per elaborare le oltre 42 mila risposte dei questionari compilati da studenti, genitori e insegnanti. Stimolante il bacino d´osservazione: comprende un microcosmo linguistico, con diverse comunità di parlanti sardofone e corsofone, rivelatesi indispensabili per chiarire la natura del rapporto con l´italiano, spesso di orgogliosa resistenza, altre, invece, di passiva assimilazione. Da mettere nel debito conto è la risposta con la quale più del 60 per cento dei bambini intervistati ha espresso un giudizio favorevole sulla maggiore diffusione del sardo. Una dichiarazione di disponibilità sulla cui sincerità verrebbe difficile avanzare dei dubbi.
Il dato complessivo testimonia, tuttavia, la crescente presenza di una «dinamica involutiva che caratterizza in questo momento storico l´uso della lingua locale nel contesto sardo». I codici linguistici in uso nelle tre comunità starebbero in effetti, secondo l´indagine, subendo un processo di erosione e dequalificazione. Molto più avanzato a Laerru e in preoccupante crescita anche a Perfugas, questo sarebbe meno consistente a Erula, dove, spiega Maxia, «il dato dell´abbandono della lingua locale inciderebbe in misura meno rilevante». Segno di una maggiore tenuta del gallurese rispetto al sardo logudorese. Si spiega così la preoccupazione che suscita il caso di Perfugas, dove, «se non interverranno fattori capaci di contrastare la tendenza in atto, si prefigura l´estinzione del sardo e l´adozione dell´italiano come lingua materna contestualmente a una residuale persistenza della minoranza corsofona». Le risposte fornite dai 612 genitori che hanno compilato il questionario evidenziano l´entità di quel passaggio generazionale che sta portando all´abbandono del sardo. Non è un caso che circa tre quarti degli alunni dichiari, ad esempio, di pensare in italiano. Uno studio a parte meriterebbe poi la risposta che molti bambini hanno dato ai loro intervistatori a proposito della lingua che maggiormente impiegano durante il gioco. È così emerso che nel contesto amicale l´uso del gallurese registra un´alta percentuale. Un dato incoraggiante se è vero, come d´altronde è, che l´apprendimento linguistico è più facile e più duraturo negli effetti là dove c´è anche modo di divertirsi.

Giuseppe Pulina

 
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