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Se Sergio Atzeni traduce Chamoiseau...

Rassegna stampa | L´Unione sarda | Sab, 30 Ottobre 2004
Texaco è capolavoro della letteratura sudamericana: denso, affollato romanzo di Patrick Chamoiseau, nativo di Fort-de-France, Martinica, che sviluppa il tema della ricerca dell´identità della cultura creola, soggiogata, annientata per secoli dalla colonizzazione francese. Nel 1993 vinse il prestigioso premio Goncourt e l´anno dopo apparve in Italia, senza molta fortuna, tradotto da Sergio Atzeni per Einaudi. La casa editrice Il Maestrale tenta di riportarlo alla luce consapevole che si tratta di un ottimo libro, un peccato non leggerlo, tradotto per di più dallo scrittore sardo, amico, fratello di Chamoiseau. Texaco ha il carattere epico-storico di molta letteratura sudamericana, ma è affatto originale descrivendo gli influssi della dominazione francese nell´America del Sud, meno raccontati di quelli della cultura spagnola e portoghese. È un affresco storico e popolare insieme che riscrive la storia delle Antille dal punto di vista creolo. Il luogo è la Martinica francese ma ancor di più la città, l´En-ville: gli schiavi liberati cercano di conquistarla ma si trasforma di continuo concedendo loro solo un approdo insicuro. L´ascesa e il collasso del sistema delle piantagioni, l´arrivo delle società petrolifere (la Texaco, appunto), fino alla visita di De Gaulle nel 1964 sono la Storia. Che si intreccia con le gesta e le leggende dei protagonisti: Esternome Laborieux, schiavo liberato alla conquista della città, e sua figlia Marie-Sophie, che scrive la storia del padre e la racconta per esorcizzare l´oblio della sua gente. L´amore per la libertà la porterà a fondare la bidonville Texaco, presso i depositi della società petrolifera, dove vivono i creoli dispersi e disperati della Martinica. Il carattere epico-storico struttura l´opera in tre grandi quadri, i cui titoli fanno eco alla rivelazione cristiana: la prima parte, Annonciation, narra l´apparizione del Cristo-urbanista inviato a radere al suolo il quartiere abusivo di Texaco. È a lui che Marie-Sophie indirizzerà il suo Sermon, fulcro del romanzo, per convincerlo a risparmiare Texaco e i suoi abitanti. Nella terza parte, dal titolo Résurrection, il quartiere viene salvato: è ora che la popolazione si impossessi della propria storia antillana, della propria lingua e cultura distinti da quelli dei conquistatori francesi. Il romanzo espone, impavido, la morte e la vita, l´odio e l´amore con tutta la violenza, la poesia e il dramma di un classico dell´800. Aleggiano i profumi, i paesaggi, le tradizioni lontane dell´Africa: poche tinte che esaltano la malinconia dei creoli per l´impossibilità di farle proprie. La prosa moderna di Chamoiseau evidenzia i conflitti di classe con una profusione di personaggi eccentrici, spesso dagli esiti esilaranti, mai banali. Abilmente utilizza la tecnica del flashback e la sovrapposizione di più soggetti narranti con uno stile che è vivace commistione di registri, di parole volgari e auliche per riprodurre il discorso orale. Ma il carattere innovativo del romanzo viene dalla creatività lessicale dell´autore, che, come i suoi personaggi, crede nel valore magico della parola: néologismes e calembours per recuperare la parola africana del nonno di Marie-Sophie e dell´ultimo mentô, stregone-guaritore, simboli della négritude in via d´estinzione. C´è la parola creola, quella di Esternome e Marie-Sophie, e, a tratti, la parola francese, o meglio, un francese piegato a rendere la vivacità della parlata creola. Sergio Atzeni diede fondo a tutte le sue capacità per tradurre questa vitalità linguistica. E anche se qualcosa si perde in italiano lui non arretra però in efficacia e ricchezza lessicale. La sua opera non è mai scontata e offre tutta la bellezza dell´originale. Perché aveva colto le relazioni tra le storie travagliate, le culture legate al mito e al soprannaturale delle isole Martinica e Sardegna. Chamoiseau non avrebbe potuto trovare migliore alleato per riscrivere la storia delle Antille, per insinuare il soprannaturale nella narrazione, come esige la tradizione del réalisme merveilleux. In un´opera che è uno zibaldone colorato ed entusiasmante, così pieno dei suoni, dei profumi e delle malinconia esotiche della cultura creola.

Giulio Concu

 
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