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Disillusa utopia di un sindaco

Rassigna de imprenta | LŽUnione Sarda | Sap, 1 Làmpadas 2002
Torna Antonio Cossu

Fu un inverno duro, quellŽinverno del Ž59. Tramontana per tre giorni, poi le gelate e la neve. La sera dellŽelezione a sindaco ci furono amaretti e vino bianco e i versi dei poeti cantori, ma fu festa amara per il primo cittadino del paese di Balonia.
Storia di una disillusione e di un impegno tradito, quella raccontata nellŽultimo libro di Antonio Cossu ŽIl sogno svanitoŽ, per le edizioni Condaghes (pagine 235, euro 9,50), presentato recentemente alla Fiera del Libro di Torino.
Il sindaco convoca pastori e allevatori e li sente diffidenti e lontani, quasi infastiditi dalla sua visione umanista di un futuro collettivo armonico e graduale. Lui ha vissuto e studiato lontano, tornando per le vacanze, e del posto dellŽinfanzia ricorda le feste e i balli e lŽallegria dei banchetti. Soffriva di nostalgia, come il fabbro mastro Antoni, che tornò dalla Merica dove aveva fatto fortuna per tornare a fare la fame a casa sua. In Argentina aveva dinero e carne da arrostire, ma nessuno con cui bere un bicchiere.
Anche il Sindaco professore è tornato, lasciando le città grandi perché il suo posto è a Balonia, per rinnovare e migliorare la sua terra. Scruta sulle facce della gente paure e bisogni, ascolta vecchie brontolone e vaccai con le bisacce di lana di capra, cerca risposte nella saggezza dellŽamico muratore.
In Municipio, Andria consulta scartoffie e firma ordinanze e sotto le formule burocratiche seppellisce pian piano il suo sogno di civile progresso. Asfittico il paese, neghittosi gli assessori, quando non decisamente ostili. Le sue trasferte dŽamministratore di periferia negli uffici della capitale ottengono solo una fumosa tiritera di si vedrà, non è lŽufficio competente, inoltri la domanda.
A Balonia le necessità sono tante e impellenti, minuzie da paesetto però, la fontanella pubblica, i banchi per la scuola, i buchi nelle strade. Moduli, sollecitazioni e una montagna di carte inutili, intanto dal paese partono cinquanta giovani alla volta, se ne vanno a lavorare in Australia, in Francia, in Germania, lasciando pascoli e vigne.
Deluso, il sindaco idealista annaspa tra i piccoli interessi locali, mentre si diffonde la voce che dei ricchi investitori vogliano aprire una fabbrica. Finalmente soldi e occupazione, si dice: un mare di denaro nel quale sŽimmergeranno contadini, bovari, artigiani, tutta la popolazione, basta concedere agli americani (o russi o giapponesi) un terreno pianeggiante e ricco dŽacqua. LŽacqua leggera di Fontana Santa, finora usata per abbeverare il bestiame e annaffiare miserabili orti. A Tanca Rocciosa, venticinque ettari di sassi e biancospino, forse arriverà la ferrovia, magari, chissà, anche lŽaeroporto.
Il sindaco sognatore si oppone con bolli, timbri e proclami ad unŽinvasione che svilisce uomini e cose, come un lucido Don Chisciotte impugna fragili lance.
Nelle pagine di Antonio Cossu, scrittore tra i più autorevoli e profondi, lŽutopia di un solitario e la sua sconfitta.

(Alessandra Menesini)

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